È online Chitarra Acustica n. 1/2012
gennaio 15, 2012 by Reno Brandoni
Sto scrivendo sul primo numero anche ‘cartaceo’ di Chitarra Acustica. È una strana sensazione: non so perché, ma l’idea che queste parole verranno impaginate, stampate su carta, rilegate e distribuite agli abbonati, mi regala un’emozione in più. E anche una diversa responsabilità.
Eppure non dovrebbe essere così. Io, sostenitore ‘integerrimo’ del digitale, dello sfogliatore online, del file da scaricare sul proprio telefono/tablet, riconvertito all’obsoleto cartaceo? Percepisco il peso di questa diversità, e scrivere diventa una fatica maggiore. Così misuro le parole e cerco di assaporarne il senso.
Mi è venuto in mente quando ancora mandavamo le cartoline agli amici, a testimonianza dei nostri viaggi. Ricordo il pomeriggio dedicato a questa occupazione, quasi sempre l’ultimo giorno della vacanza, seduti al bar con la penna in mano e quasi sempre pensierosi, in ricerca delle parole giuste, evitando il più possibile le frasi di circostanza e le ripetizioni: che figura sarebbe stata, se gli amici avessero confrontato le loro cartoline precedenti ritrovando la medesima dedica!
Oggi, scrivere un’email o un sms è un momento istintivo. Nessuno si sofferma più di tanto a valutarne il contenuto: resta come una parola detta, piuttosto che una frase scritta. E, per raggiungere più amici, basta metterli in ‘Cc’. Solitamente, a Natale, ricevo decine di messaggi ‘generici’, che immagino frutto di una selezione di liste talvolta talmente superficiale, che mi fa ricevere gli ‘affettuosi auguri’ da parte anche di mittenti dimenticati da anni, o addirittura mai conosciuti. E allora m’indigno.
La cartolina, invece, profumava di vacanza e portava con sé il sapore appiccicaticcio del tavolino del bar, su cui giaceva appoggiata prima di essere compilata, con qualche macchia di caffè, la penna che non scriveva mai bene, la calligrafia incerta o elegante che tradiva lo stato d’animo dell’autore.
Così, un giornale ‘stampato’ mi riporta a quei tempi. E sento tutto il peso di questa scelta, ma anche la soddisfazione di un ulteriore passo avanti. L’entusiasmo della redazione, il riconoscimento degli addetti ai lavori e dei fedelissimi corsi subito ad abbonarsi, giustifica già lo sforzo e la fatica necessari per arrivare fin qui.
Voglio confessare che era un po’ di tempo che non sentivo questa eccitazione, forse proprio dai tempi del primo Guitar Club (di cui conservo ancora il numero zero) insieme ad Augusto Veroni e Andrea Carpi, e successivamente di Chitarre. Momenti che forse non dicono nulla a chi non li ha vissuti, ma che riempiono gli occhi di ricordi ai protagonisti dell’epoca. Potrei citare ancora oggi nomi e cognomi di chi c’era, di chi si è aggiunto e di chi non ci è mai stato, ma racconta di sé come se della chitarra avesse fatto la storia.
Rifletto, allora. Siamo ostinati e coraggiosi, ma anche un po’ incoscienti e avventati: stampare un giornale in questo periodo di crisi è pura follia! E tutto questo solo con i nostri sforzi e senza il ‘contributo’ di nessuno!
Sarà… ma se le chitarre sono di legno buono, profumano per sempre nella loro custodia. E, dopo tanti anni, basta tirarle fuori, cambiare le corde e suonarle: non ti tradiranno mai. Ecco la forza della Chitarra Acustica.
Buon Fingerpicking!
È online il numero 1/2012 di Chitarra Acustica, di cui vi proponiamo qui la presentazione di Reno Brandoni e che potete andare a sfogliare o scaricare gratuitamente al link http://chitarra-acustica.net.
Quando ancora mandavamo le cartoline
Sto scrivendo sul primo numero anche ‘cartaceo’ di Chitarra Acustica. È una strana sensazione: non so perché, ma l’idea che queste parole verranno impaginate, stampate su carta, rilegate e distribuite agli abbonati, mi regala un’emozione in più. E anche una diversa responsabilità.
Eppure non dovrebbe essere così. Io, sostenitore ‘integerrimo’ del digitale, dello sfogliatore online, del file da scaricare sul proprio telefono/tablet, riconvertito all’obsoleto cartaceo? Percepisco il peso di questa diversità, e scrivere diventa una fatica maggiore. Così misuro le parole e cerco di assaporarne il senso.
Mi è venuto in mente quando ancora mandavamo le cartoline agli amici, a testimonianza dei nostri viaggi. Ricordo il pomeriggio dedicato a questa occupazione, quasi sempre l’ultimo giorno della vacanza, seduti al bar con la penna in mano e quasi sempre pensierosi, in ricerca delle parole giuste, evitando il più possibile le frasi di circostanza e le ripetizioni: che figura sarebbe stata, se gli amici avessero confrontato le loro cartoline precedenti ritrovando la medesima dedica!
Oggi, scrivere un’email o un sms è un momento istintivo. Nessuno si sofferma più di tanto a valutarne il contenuto: resta come una parola detta, piuttosto che una frase scritta. E, per raggiungere più amici, basta metterli in ‘Cc’. Solitamente, a Natale, ricevo decine di messaggi ‘generici’, che immagino frutto di una selezione di liste talvolta talmente superficiale, che mi fa ricevere gli ‘affettuosi auguri’ da parte anche di mittenti dimenticati da anni, o addirittura mai conosciuti. E allora m’indigno.
La cartolina, invece, profumava di vacanza e portava con sé il sapore appiccicaticcio del tavolino del bar, su cui giaceva appoggiata prima di essere compilata, con qualche macchia di caffè, la penna che non scriveva mai bene, la calligrafia incerta o elegante che tradiva lo stato d’animo dell’autore.
Così, un giornale ‘stampato’ mi riporta a quei tempi. E sento tutto il peso di questa scelta, ma anche la soddisfazione di un ulteriore passo avanti. L’entusiasmo della redazione, il riconoscimento degli addetti ai lavori e dei fedelissimi corsi subito ad abbonarsi, giustifica già lo sforzo e la fatica necessari per arrivare fin qui.
Voglio confessare che era un po’ di tempo che non sentivo questa eccitazione, forse proprio dai tempi del primo Guitar Club (di cui conservo ancora il numero zero) insieme ad Augusto Veroni e Andrea Carpi, e successivamente di Chitarre. Momenti che forse non dicono nulla a chi non li ha vissuti, ma che riempiono gli occhi di ricordi ai protagonisti dell’epoca. Potrei citare ancora oggi nomi e cognomi di chi c’era, di chi si è aggiunto e di chi non ci è mai stato, ma racconta di sé come se della chitarra avesse fatto la storia.
Rifletto, allora. Siamo ostinati e coraggiosi, ma anche un po’ incoscienti e avventati: stampare un giornale in questo periodo di crisi è pura follia! E tutto questo solo con i nostri sforzi e senza il ‘contributo’ di nessuno!
Sarà… ma se le chitarre sono di legno buono, profumano per sempre nella loro custodia. E, dopo tanti anni, basta tirarle fuori, cambiare le corde e suonarle: non ti tradiranno mai. Ecco la forza della Chitarra Acustica.
Buon Fingerpicking!
Reno Brandoni
È online il settimo numero di Chitarra Acustica
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Reno Brandoni ha iniziato la sua carriera chitarristica professionale nel 1979 e negli anni '80 ha collaborato e suonato con i più importanti chitarristi dell’epoca, come Stefan Grossman, John Renbourn, Dave Van Ronk e Duck Baker. Ha collaborato con Andrea Carpi alle trascrizioni del Manuale di chitarra folk (Anthropos, 1982) e ha pubblicato per Happy Grass i due volumi La chitarra di Giovanni Unterberger in tablatura (1982) e Chitarristi Italiani. La loro musica le loro idee (1983). Dopo alcuni anni di abbandono dell'attività musicale, nel 2000 ha fondato il sito web Fingerpicking.net ritornando così alla musica e all'attività concertistica, nella quale propone le sue numerose composizioni, vecchie e nuove, arricchite da classici del blues e da arrangiamenti personali. Ha pubblicato i CD Bluesando (1984), Zingarom (2005), Yelda (2006). In duo con Giorgio Cordini ha realizzato nel 2008 un CD dal titolo Anema e Corde.



